6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….
5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale.
Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile.
Perché?
“Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).
Domanda:
A parte la mancanza di capitale, e forse una cultura poco propensa al rischio d’impresa, un altro problema principale per le startup italiane è l’isolamento. Camminando in Silicon Valley si respira aria di startup. Tutto gira attorno al mondo delle startup; ci sono incontri, conferenze, cene, e chi più ne ha più ne metta. In Italia c’è frammentazione e un certo scetticismo verso questi giovani che “lavorano su internet” e non vogliono arrendersi alla prospettiva di trovarsi un posto fisso. Come possono le startup italiane creare un cosiddetto startup hub in grandi città come Milano e Roma, secondo te?
Risposta:
Questo è già più difficile. Le startup che vedo sono tutte sparse in vari luoghi d’Italia, ma i capitali sono tutti a Milano. Se dovessi scegliere un posto dove fare una startup sarebbe sicuramente Milano dato che: Ci sono i capitali
Le startup con maggiori exit erano qui
Il maggior numero di angel investors sono qui
Le società con cui fare partnerships sono qui
È più probabile che i candidati per l’acquisizione siano qui
Intervista con Stefano Bernardi sul mondo delle startup italiane
Certo non delle considerazioni incoraggianti ma, al tempo stesso, note e stranote per CHIUNQUE non viva e lavori a Milano in ambiti “concettuali” …
3- La strategia della gradualità
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi.
E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.
2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare.
Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà.
O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
“Loro” sono di più ed è sempre stato così. Se la banda larga [per tutti e a poco, aggiungo io] vale meno del ponte di Messina è perché la maggior parte degli italiani è intenta a guardare la De Filippi in tv, attenta a rientrare con le spese alla fine del mese, nonostante i 4 mutui che pesano sul già esiguo bilancio familiare.
Alla “gente” non interessa capire, imparare.
Disabilita gli aggiornamenti al sistema operativo cervello, viene continuamente attaccata da virus che succhiano preziose risorse.
Per questo motivo ci sono state, ci sono oggi, e ci saranno almeno due livelli di persone: quelli che scelgono di scegliere e quelli che sopravvivono [e basta]
L’espresso | Piovono rane » Blog Archive » Questa foto di Alessandro Gilioli
“Questa foto è l’Italia del 2010.
Un ministro della Repubblica che prende per il bavero un tizio che voleva fare una domanda sgradita al premier.
Il ministro della Repubblica che comanda le Forze armate che gode nell’usare la sua forza fisica – peraltro protetta dai suoi carabinieri – per cacciare da una sala un cittadino disomogeneo.
Questa è la fotografia perfetta del paese in cui viviamo. La forza, la prepotenza, il silenziamento muscolare del dissenso. Perpetrato in modo disintermediato, diretto, dalle mani e dalla braccia di chi per un giorno torna a sentirsi giovane e per manganellare non ha più bisogno dei Capezzone, dei Feltri, dei Minzolini: può farlo direttamente con le proprie unghie ficcate nel cappotto del dissidente.
Lui stasera ne sarà orgoglioso e lo racconterà ridendo ai suoi camerati.
Noi possiamo solo vergognarci, anche per lui, di vivere in un paese così.”